DATA & ORA

giovedì 16 giugno 2011

UNDERGROUND Fotografie di Riccardo Scibetta




Dieci lightbox nel buio della galleria, illuminano l'immagine di un altra Londra dove i clichè dello stile e della storia britannici sono rivisitati da montaggi visivi e ironici. Dalla regina alla guardia inglese dallo skyline vittoriano alla cabina telefonica rossa dalla nebbia al passante middle class incravattato è tutto un gioco di rimandi e sovrapposizioni.


C'è una sola luce in fondo al tunnel. La luce della macchina fotografica. L'unica capace di trafiggere il buio, ridare vita a forme, oggetti e colori. "Underground", proprio come quando si cammina dentro il tunnel di una metropolitana, è una mostra ambientata nella notte. Dove ogni fotogramma appare all'improvviso, squarciando il nero che ci avvolge. E mostrando l'ambiguità del mondo che ci circonda, un mondo di visioni reali e immaginare, che si alternano, si invertono quando meno ce l'aspettiamo. E' così che Riccardo Scibetta ci porta a scoprire piani inesplorati. A riflettere su ciò che a prima vista, sfugge all'occhio. A interrogarsi sulla dolorosa dualità del reale. Un'immagine non riflette mai soltanto ciò che mostra, ma lascia scorgere dell'altro dietro di sé e dentro di noi. Scibetta lo fa da dietro un obiettivo: sovrappone pensieri, non chiude staticamente in una scatola predefinita l'esistente, ma in ogni opera, il singolo dettaglio interpreta se stesso e, al contempo, l'insieme dona anima ad una nuova spettacolare visione del presente. La sua tridimensionalità coinvolge e stimola visioni a chiunque si soffermi ad osservare i suoi lampi non distrattamente. L'interpretazione è libera perché è libero il lavoro di Scibetta. Offre suggestioni, chiavi di lettura, illusioni che latenti, si agitano in ogni essere umano. Ma non pretende di fornire gli strumenti per decrittare il mistero. Non è il suo compito. Se lo diventasse, dovrebbe lasciare la macchina fotografica nell'angolo. Scibetta cammina nel dubbio e noi ci lassciamo accompagnare.


A cura di VisiOnAir
Roma, 15 giugno – 6 luglio 2011
Vernissage mercoledì 15 giugno ore 19.00
La mostra personale di Riccardo Scibetta prosegue dal 16 giugno al 6 luglio 2011
Dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 13:00 | 15:00 alle 21:00
OFFICINE FOTOGRAFICHE | Via G. Libetta 1, Roma | Ingresso gratuito |Tel. 06.5125019

giovedì 26 maggio 2011

Mostra - La vita che mi gira intorno, di Evelina Nazzari




[Roma] -
(07/05/2011 - 02/06/2011)
Orario : lun-ven 16-20

Artificio
Vicolo Della Campanella 4
tel. 0696847559
info@spazioartificio.it

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Nel suo percorso di ricerca delle scintille che nascono dagli incontri dei diversi linguaggi dell’arte, Artificio propone una mostra, recentemente ospitata con successo al Consiglio di Europa a Strasburgo, che è un viaggio nelle opere fotografiche e nell’immaginario di un’artista che abitualmente si esprime nell’ambito teatrale, Maria Evelina Buffa Nazzari. Attrice dall’età di vent’anni, in età matura scopre percorsi più intimi e solitari lungo i quali prosegue la sua esplorazione dell’animo e della condizione umana. Con la scrittura, è alla sua terza pubblicazione, e con la fotografia, per molto tempo solo un gioco appassionante, alla sua seconda mostra, dopo quella ospitata nel mese di febbraio presso la sede del Consiglio d’Europa, a Strasburgo. Le opere presentate, col titolo «La vita che mi gira intorno», cercano di cogliere frammenti delle inesauribili diversità umane, ed evocano la fragilità del contatto e della comunicazione, attribuendo, anche agli oggetti inanimati, un sospetto di umanità. Uomini e donne passano, sostano, scompaiono. Per un istante, che l’obiettivo eternizza, si sfiorano, e ci sfiorano, con uno sguardo curioso o distratto, con un gesto, una parola muta, o con la semplice fugace presenza. Oggetti del quotidiano aspettano la vita che li animerà o testimoniano di presenze appena svanite. Graffiti enigmatici interrogano il passante. Tracce e cunicoli conducono un’umanità indistinta verso ignoti destini. Di questa vita vissuta o suggerita, passata o futura, Maria Evelina Buffa Nazzari è spettatrice curiosa ed attenta, ma anche, a suo modo, componente partecipe, che di sé stessa e di persone e cose che la circondano coglie, attraverso un particolare a volte iconoclastico, uno spicchio d’irripetibile universalità.